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Monteleone di Fermo 

Appare certo che nel I secolo avanti Cristo il centro amministrativo dei dintorni era il municipium romanum a Falerio, oggi Piane di falerone: quindi, secondo la tradizione più attendibile, in questi luoghi furono inviati i soldati veterani dal triunviro romano Pompeo. Nel 410 circa iniziarono, con la decadenza dell’Impero Romano, le massicce invasioni barbariche dei Goti, dei Visigoti e degli Unni e verso il 570 giunsero nel Piceno i Longobardi che assediarono la comunità locale. Sembra che esistessero due aggregazioni riunite in un unico municipio: il primo detto Mons Leohun, in zona Poggio Castello (il colle è ora in Madonna di Loreto con una sola abitazione al n.3), il quale sarebbe caduto sotto i Longobardi; ed il secondo insediamento detto Torre di Casole (ora paese) che per 12 anni sostenne l’assedio per merito di un condottiero chiamato Leone. Dal nome del suo difensore sarebbe derivato Monteleone, sebbene ci siano diverse ipotesi in merito: “leone” potrebbe essere nato da “legumi”, o da “legionis” (forza militare), o da “leonis” (leone); a loro volta questi tre nomi potrebbero derivare dal preistorico lehum o legun. Lo sviluppo cambia corso con la diffusione del cristianesimo. Nella sede dell’antica Curtis (corte, insediamento rurale) a nord-est del Poggio Castello, nella piana dove sorge attualmemte il pastificio e dove forse rimase in esilio San Marone (San Maro, detto Maroto, o Marone, o Mauro è il primo presbitero martire del Piceno, vittima della persecuzione di Domiziano attorno al 96; il culto del Santo si diffuse in tutto il Piceno, secondo itinerari incerti segnati dalla permanenza del Santo), sorse la chiesa omonima, dando vita alla medievale Curtis S. Marotis.